CHE COS'È' LA PSICOLOGIA SOCIALE
DEFINIZIONE E STORIA
La psicologia sociale è l’indagine sul comportamenti degli individui nelle loro interazioni con gli altri e l’influenza dei gruppi sociali, delle istituzioni e delle culture sulla singola persona. Gli argomenti principali che tratta sono:
-la percezione degli altri;
-la definizione di sè;
-i gruppi;
-le istituzioni;
-gli atteggiamenti;
-le dinamiche di gruppo;
-il lavoro;
-i consumi.
Tra i più importanti studi si ricordano quelli fatti da Wilhelm Wundt, Gustave Le Bon e Gabriel Tarde che si occuparono di psicologia delle folle. I primi manuali di psicologia sociale furono pubblicati negli Stati Uniti da William Mc Dougall e Edward Ross; inizialmente impostati in modo filosofico, solo in seguito furono fondati sulle teorie del comportamento. Molto importante fu il contributo di Kurt Lewin, membro della Gestalt, il quale applicò allo studio delle dinamiche dei gruppi la sua teoria del campo.
LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE

Nel 1895 Gustave Le Bon pubblica “Psicologia delle folle”, un’opera che studia il comportamento delle folle individuando le loro caratteristiche, il modo per guidarle e controllarle. Egli ritiene che l’individuo nel momento in cui fa parte di una folla, mette in atto comportamenti istintivi e irrazionali. La folla è quindi influenzabile e acritica e vi è un contagio mentale secondo il quale l’interesse collettivo sostituisce quello personale. Le Bon ritiene che ci sia la necessità di un capo che orienti le tendenze istintive all'interno delle folle.
In seguito, nel 1921 Sigmund Freud nella “Psicologia delle masse e analisi dell’io” sostiene che per capire il comportamento di una folla sia necessario comprendere il comportamento del singolo. Egli sostiene che la personalità del singolo si annulla lasciando spazio alla personalità della massa. L’uomo acquista un senso di potenza in quanto all'interno della massa tutto è possibile. Freud afferma inoltre che nella massa agiscono pulsioni libidiche, le quali sono trasferite verso la folle e verso il capo creando dei legami tra essi. Diventa importante quindi il concetto di identificazione, secondo il quale gli individui si identificano con gli altri individui rinunciando alla propria autonomia e identificando nel capo tutte le qualità ideali.
È indispensabile fare una distinzione tra massa e folla. La massa è una vasta collettività nella quale vi possono essere mentalità e comportamenti omogenei, poiché gli individui ad essa appartenenti sono influenzati dalla cultura e dalla società attraverso istituzioni, mezzi di comunicazione.. Questi fenomeni sono studiati dalla psicologia della massa.
La folla invece è un insieme ampio di persone presenti fisicamente in uno stesso luogo, accomunati dalle emozioni e le finalità.
IL SE' E L'AMBIENTE
Il concetto di sé si sviluppa nel tempo maturando idee, ricordi, convinzioni su se stesso, tramite un processo di osservazione e autoriflessione in cui è fondamentale il confronto con gli altri.
Herbert Blumer introdusse l’interazionismo simbolico ossia la teoria che considera i processi di pensieri fondamentali per l’organizzazione e la strutturazione delle azioni e dei comportamenti dell’individuo. George Herbert Mead riteneva che l’individuo fosse un prodotto sociale che ha delle interazioni attraverso simboli come per esempio il linguaggio, considerato l’elemento essenziale per la formazione e lo sviluppo del sé. Oltre alle interazioni con gli altri, sono note le autointerazioni che aiutano a valutare la circostanza in cui ci si trova, a strutturare le proprie azioni, a decidere i propri comportamenti. Egli definisce il sé come un processo sociale di autointerazione in cui l’uomo organizza le proprie azioni a seconda di come interpreta le situazioni in cui si trova. Il sé si costruisce quindi nel tempo e le interazioni con l’ambiente gli danno forma. Esso è in continua evoluzione e varia a seconda delle interazioni con l’ambiente:
-primo stadio: pre rappresentazione in cui il bambino imita il comportamento dell’adulto e non è ancora i grado di assumere il ruolo dell’altro;
-secondo stadio: rappresentazione in cui il bambino assume il ruolo dell’altro e vede se stesso come gli altri lo vedono. Questo stadio si divide in due fasi: il gioco semplice in cui il bambino interpreta uno o due ruoli e uno solo per volta e il gioco organizzato in cui il bambino assume il ruolo all'interno di un gruppo. Il sé maturo emerge quando viene interiorizzato il concetto di altro generalizzato e l’individuo ha un comportamento appropriato alla comunità.
LO SVILUPPO DI SE' NELLA TEORIA SULLIVAN
Lo psicoanalista americano Sullivan, definisce il se come l'immagine che ognuno di noi ha di s stessi. Egli ritiene che è verso i 6 anni si sviluppa un amore o un odio verso se stessi, che andrà ad influenzare l'intero stile di vita dell'individuo.
Il concetto di sè cambia nel tempo e sono gli altri rimandano ciò che pensiamo di noi stessi.
Un altro modo per ottenere informazioni su noi stessi è quello del confronto sociale, ossia vedere come ci sentiamo noi in relazione agli altri.
L'INTERAZIONE FRA INDIVIDUO E AMBIENTE NELLA TEORIA DEL CAMPO DI LEWIN
Il fulcro della teoria di Kurt Lewin del campo è l'idea che la rappresentazione del mondo giochi un ruolo fondamentale nelle azioni degli esseri umani.
Lewin elabora la teoria del campo che descrive la realtà psichica nei termini di un sistema dinamico comprensivo di persona e ambiente. Persona e ambiente sono visti come un solo campo in cui l’individuo è modificato dall’ambiente e viceversa. La sua tesi sostiene che il comportamento è funzione della persona e dell’ambiente. 
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