martedì 21 aprile 2020

PEDAGOGIA

LA PROPOSTA PEDAGOGICA DI JEAN-JACQUES ROUSSEAU 

L'EDUCAZIONE NATURALE


Rousseau fu autore di opere molto diverse tra loro, da testi teatrali a trattati politici. Per la comprensione della sua pedagogia, è fondamentale indicare il significato di "natura". Essa, per il filosofo, è una pura ipotesi intellettuale che rinvia a un presunto stato originario dell'uomo, visto come essere autonomo, destinato ad uno sviluppo regolato da leggi inviolabili e fornito di una ricchezza originaria oscurata dall'evoluzione storica.  
Un romanzo pedagogico divenuto molto famoso è l' "Emilio". In esso viene presentata l'educazione di un immaginario fanciullo, Emilio, dalla nascita fino all'età adulta. E' articolato in cinque libri, ognuno dei quali dedicati ad un età specifica. 
Nel primo libro Rousseau apre la riflessione con due considerazioni: 
-affermazione della bontà originaria dell'uomo;
-l'importanza dell'educazione. 
Egli ritiene fondamentali le cure della madre, alla quale spetta il primo allevamento del figlio e proprio a loro viene sollecitato il fatto di accompagnare l'apprendimento del linguaggio tramite il riferimento ad oggetti concreti. Emilio presto sarà affidato ad un precettore. 
Nel secondo libro viene presentata la fanciullezza di Emilio, che cresce all'aria aperta, impara dalle esperienze dirette nelle quali si trova e che il precettore organizza. In questa fase l'educazione è il rispetto delle leggi di natura, infatti il suo apprendimento avviene a diretto contatto con le esperienze naturali e le sue conoscenze saranno associate all'esercizio dei sensi. Lo scopo è quello di rendere sano, vigoroso e pronto ad apprendere il pieno esercizio dell'autonomia. 
Nel terzo libro viene descritta l' "età dell'utile" ovvero un periodo in cui il precettore dovrà essere capace di valorizzare la curiosità e l'interesse di Emilio tramite l'esplorazione dell'ambiente. Lo scopo è quello di porre Emilio nelle condizioni di trovare in se stesso i mezzi per ampliare le conoscenze. A tal fine lui recupera il romanzo di Defoe "le avventure di Robinson Crusoe". 
Nel quarto libro tratta il tema della "seconda nascita", infatti l'introduzione all'età adulta esige che si cambi metodo, per questo non è più sufficiente l'approccio indiretto per orientare Emilio. Le varie educazioni hanno lo scopo di annullare o contenere gli effetti dell'amor proprio e di stimolare quelli dell'amore di sé, il quale conduce all'istinto della pietà, l'amor proprio a quello dell'invidia. La parte più nota è quella riguardante la "professione di fede del vicario savoiardo" dove Rousseau presenta le sue convinzioni a proposito del modo religioso. 
Nel quinto libro viene presentata la futura moglie di Emilio, Sofia. Le qualità femminili sono individuate nella bellezza graziosa, ma non eccessivamente curata, nell'intelligenza non saccente, nel pudore, nello spirito religioso, nella gaiezza, nella cura della casa, del marito e dei figli. Rousseau evidenzia la superiorità dell'uomo anche se sostiene che tra i due vi sia una grande complementarietà. 
L'obbiettivo dell'opera era di dimostrare la necessità di abbandonare le modalità educative tradizionali per adottare una pedagogia rispettosa degli interessi e delle abilità del bambino. 
Il primo riconoscimento dell'opera fu quello di aver reso chiare le trasformazioni dello sviluppo dell'essere umano e le loro implicazioni educative. 

L'INFLUENZA DI ROUSSEAU
Per educazione pubblica, nel settecento, si intendeva l'istruzione che i bambini ricevevano in comune con altri coetanei all'interno delle scuole che erano quasi sempre gestite dalla chiesa. Ad essa veniva contrapposta l'educazione privata, ovvero quella che avveniva in famiglia tramite i precettori. Rousseau affermò inoltre che nella Francia del XVIII secolo fosse impossibile formare un cittadino, poichè le monarchie assolute non potevano favorire la nascita dell'idea di patria. Per questo il testo venne messo al bando dal parlamento di Parigi e Rousseau fu costretto ad abbandonare la Francia e recarsi in Svizzera. Questa non fu l'unica causa che lo condannò all'esilio, infatti anche le sue tesi relative all'insegnamento della religione suscitarono scandalo. 
Ci fu in seguito anche una confutazione dell'opera da parte di Giacinto Sigismondo Gerdil, che smentì le teorie di Rousseau che aveva affermato nell' Emilio. La sua critica si fondava su due temi principali:
-importanza dell'istruzione religiosa come base di ogni apprendimento;
-superiorità. 
Affermava dunque che l'uomo era portato per natura ad un uso errato dei sensi e che la religione fosse l'unico sapere in grado di moderare gli stimoli potenzialmente perversi offerti dai sensi. Inoltre sosteneva che la scelta di educare Emilio in solitudine sarebbe stata possibile solo per una minoranza, e disse che sarebbe stato meglio continuare a dare fiducia ai collegi e all'educazione pubblica. 

LA FINE DEL SODALIZIO STATO-CHIESA NELLA GESTIONE DELLA SCUOLA
Durante il XVIII secolo si aprì il dibattito sulla gestione dell'istruzione e si incrinò così il secolare sodalizio stato-chiesa nella vita della scuola che prevedeva che la chiesa formasse i cittadini. La figura di maggior spicco pedagogico favorevole all'iniziativa dello stato in campo scolastico fu
Johann Bernhard Basedow fondatore del filantropismo tedesco. Egli perseguì l'obbiettivo di formare nuovi maestri e scrivere nuovi libri, e a questo proposito aprì una scuola nella quale mise in pratica i propri metodi.

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